Il progetto di riordino

L'esistenza di materiale storico eccellente non significa tuttavia che esso sia stato adeguatamente sfruttato. Se si eccettuano pochi specialisti che vi hanno profuso anni di energie per giungere a risultati circoscritti, si può affermare che l'archivio di San Giorgio è stato molto meno studiato di quanto meriti l'importanza che pure gli è universalmente riconosciuta.
La ragione, molto semplice, è legata all'insufficienza degli strumenti di ricerca di cui può avvalersi lo storico per orientarsi tra i documenti. Sino a pochi anni or sono egli disponeva unicamente di nove inventari sommari ("pandette") compilati nel tardo Ottocento e contrassegnati ciascuno con un numero e un’eventuale lettera (2, 3, 4, 17, 18, 18A, 18B, 18C, 18D). Tali repertori riguardano altrettanti insiemi più o meno omogenei di pezzi, che tuttavia non sono sempre descritti con gli stessi criteri. Le pandette più elaborate sono semplici elenchi di pezzi numerati progressivamente e riuniti in serie apparentemente omogenee, al cui interno seguono un ordine cronologico per anno di inizio; esse non riflettono però la situazione effettiva perché nei registri regolarmente numerati possono essere inseriti dei pezzi di contenuto affine o difforme non nominati in pandetta. In altri repertori le unità sono semplicemente disposte in successione e al massimo si indicano gli anni estremi dei singoli blocchi. Infine non esiste alcun inventario per la parte restante dell'archivio, costituita da alcune migliaia di registri, indici e filze accatastati nei recessi dei depositi o sfuggiti alla rilevazione.
Di quegli antichi repertori, sebbene errati e lacunosi, si deve essere grati agli archivisti ottocenteschi, tanto più se si considerano il loro numero sparuto, la mancanza di mezzi adeguati alla mole del materiale da riordinare, la penuria di elementi professionalmente capaci di interpretarne la natura amministrativo-contabile e la brevità del tempo loro assegnato. Ma l'apprezzamento per il lavoro svolto non deve far velo alla povertà dei risultati ottenuti: nonostante le pandette, il contenuto dell'archivio di San Giorgio resta mal noto e poco conoscibile; in molti casi la reperibilità fisica dei pezzi è compromessa dalla loro dispersione nei depositi o dalle perdite subite durante i trasferimenti bellici; di molti libri inventariati si ignora se ancora esistano.
Nel frattempo molte cose sono avvenute: la sensibilità degli storici, la loro metodologia e il modo stesso di fare ricerca sono cambiati. Numerosi archivi si sono attrezzati con inventari analitici a stampa, con regesti delle raccolte documentarie più importanti, addirittura con fonti consultabili on-line. Anche a Genova si è finalmente avvertita l'esigenza di predisporre strumenti più raffinati per studiare l'archivio di San Giorgio, ed a tale scopo è in corso un intervento sistematico che intende fornire l’archivio di un inventario moderno e che è stato reso possibile da una felice combinazione di sensibilità culturali e di energie complementari.
La vicenda è iniziata nel 1982, quando la Società Ligure di Storia Patria e l'Ufficio Centrale per i Beni Archivistici hanno concordato un'operazione di assaggio su una parte dell'archivio. I suoi risultati positivi si sono tradotti nel 1985 in una convenzione estesa all'intero archivio e con la quale è stato formalizzato un triplice apporto di forze, indispensabile per realizzare l'impresa: il supporto logistico fornito dalla direzione dell'Archivio di Stato di Genova, che ha messo a disposizione locali e attrezzature per l'esame del materiale; la responsabilità scientifica del lavoro, che è stata assunta dal prof. Giuseppe Felloni; e infine la copertura finanziaria del compenso per i collaboratori e delle spese di stampa dell’inventario.

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