Quattro secoli di storia illustrata

Nel 2004, in occasione del convegno “La potenza del credito: la Casa di San Giorgio” (Genova, 11-12 novembre), venne presentata una silloge di documenti conservati nell’Archivio di Stato di Genova e relativi alla Casa delle Compere. Il catalogo di quella mostra può ancora essere utile per rievocare alcuni aspetti della sua lunghissima storia ed è qui riproposto con una serie di schede illustrative che precedono la riproduzione dei 56 documenti allora esposti.




INDICE GENERALE
1. L’istituzione della Casa delle compere di San Giorgio docc. 1 - 4
2. L’ordinamento interno docc. 5 - 10
3. Il vertice della gestione docc. 11 - 15
4. Il finanziamento dello stato docc. 16 - 19
5. Il debito pubblico docc. 20 - 28
6. L’attività bancaria docc. 29 - 41
7. La gestione delle imposte docc. 42 - 50
8. I beni urbani ed i possedimenti territoriali docc. 51 - 56




Documento n. 1

Istituzione nel nome di San Giorgio di un organismo incaricato di ridurre il debito pubblico e ripristinare i redditi del Comune
(Genova, 27 aprile 1407)

Nei primi anni del sec. XV la situazione finanziaria dello Stato genovese giunge ad un punto critico; il pagamento degli interessi ai pubblici creditori assorbe quasi tutte le risorse fiscali, al punto da compromettere la stessa gestione ordinaria. Dopo vari tentativi di riforme, il governatore francese Iohannes Lemaingre detto Boucicault, il Consiglio degli Anziani e l’Officium Provisionum (una sorta di ministero del tesoro) istituiscono un Officium desbitatorum locorum comperarum Communis Ianue et dicti Communis reddituum redemptorum; ne fanno parte otto membri con il titolo di Procuratores Sancti Georgii. Il testo del provvedimento è inserito alle cc. 1-3 del presente registro, che si apre con i privilegi concessi dallo Stato ai pubblici creditori e prosegue con gli atti ufficiali del nuovo organismo sino al 1434.
Registro in pergamena, con copertina in pelle e legno con borchie metalliche.
Archivio di Stato di Genova, Membranacei, n. XII (ora anche n. 412,00012), cc. 1-3.



Documento n. 2

Istituzione di un ente permanente chiamato Officium octo Procuratorum et Protectorum comperarum Sancti Georgii, che dall’1 maggio 1412 subentrerà nell’amministrazione delle compere unificate, suoi compiti e norme per la scelta dei suoi otto componenti.
(Genova, 22 dicembre 1411)

La riforma avviata nel 1407 consiste nell’offrire ai pubblici creditori l’alternativa tra il rimborso dei capitali e la loro fusione in un’unica compera con l'interesse del 7% eguale (e minore) di quelli originari. All’Officium istituito nel 1407 per procedere ai rimborsi si contrappone, in epoca ignota, un altro ente temporaneo di otto membri, l’Officium Protectorum, che rappresenta gli interessi delle compere oggetto della riforma. Il 22 dicembre 1411 i due uffici, riuniti in seduta comune, emanano un decreto con il quale si dà vita ad un ente permanente, che inizierà la sua attività l’1 maggio 1412 e dovrà amministrare le compere unificande nell’interesse dei creditori che hanno accettato tale soluzione. Il decreto 22 dicembre 1411, qui esposto, rappresenta l’atto ufficiale di nascita dell’Officium octo Procuratorum et Protectorum Comperarum Sancti Georgii e contiene altresì le norme fondamentali per la scelta dei suoi otto membri.
Registro in pergamena, con copertina in pelle e legno con borchie metalliche.
Archivio di Stato di Genova, Membranacei, n. XIV (ora anche n. 412,00014), cc. 1-2.



Documento n. 3

Libro dei diritti, privilegi ed altri atti ufficiali della Casa di San Giorgio.
(Genova, 1350 – 1494 o post)

È il primo dei libri iurium della Casa di San Giorgio, ossia dei registri ai quali sono consegnati, in forma solenne ed autentica, i testi degli atti ufficiali che sanciscono la condizione giuridica della Casa e definiscono i suoi diritti nei confronti dell’autorità politica.
Registro con copertina in pelle con borchie metalliche.
Archivio di Stato di Genova, Membranacei, n. VII (ora anche n. 412,00007), c. 1.



Documento n. 4

Libro di decreti e privilegi spettanti alla Casa di San Giorgio e dei contratti da essa stipulati con l’autorità politica.
(Genova, 1453 - 1476)

In quanto sorta dall’unificazione di compere (cioè prestiti pubblici) preesistenti, la Casa di San Giorgio eredita anche tutti i privilegi che lo Stato aveva garantito a quei prestiti per invogliare i capitalisti a sottoscriverli. È per questa ragione che nel registro esposto sono trascritti privilegi risalenti agli anni dal 1332 al 1411 e quelli che le sono riconosciuti dopo il 1411 dal comune, dai rappresentanti delle signorie estere alternatesi nel governo di Genova (duchi di Milano, re di Francia), da altri monarchi o dal Pontefice. Il riconoscimento dei privilegi è generalmente il tributo pagato dall’autorità politica in cambio dei prestiti ad essa concessi dalla Casa di San Giorgio. Nella pagina qui aperta vi è il contratto del 15 novembre 1453 con cui il Comune, non potendo più difendere le colonie del Mar Nero dopo la presa di Costantinopoli, ne cede la sovranità alla Casa di San Giorgio nell’illusoria speranza di salvarle dall’imperatore Maometto; in cambio le riconosce solennemente gli antichi privilegi ed altri nuovi.
Registro in pergamena, con copertina mutila in pelle e legno con borchie metalliche.
Archivio di Stato di Genova, Membranacei, n. XXIV (ora anche n. 412,00024), c. 19.



Documento n. 5

“Originale legum comperarum 1568”. È il testo manoscritto del primo volume a stampa delle leggi di S. Giorgio.
(Genova, 1568)

La gestione, pur indiretta, di decine e decine di imposte, il pagamento delle spese, la distribuzione degli utili tra migliaia di luogatari, il funzionamento dei banchi quando aperti ed i rapporti con il mondo esterno richiedono una complessa organizzazione, nella quale i poteri decisionali e di controllo siano ripartiti in modo tale da non suscitare interferenze e contrasti. Dopo il 1562, retrocessi allo Stato i possedimenti territoriali, la Casa di San Giorgio decide di mettere a frutto l’esperienza accumulata e raccogliere in un corpo organico le disposizioni emanate via via nel primo secolo e mezzo della sua esistenza. Nasce così un complesso organico ed articolato di norme riguardanti i vari centri di potere all’interno della Casa, le rispettive competenze, e tutti gli altri aspetti organizzativi e funzionali della sua esistenza. Il volume esposto è il risultato finale manoscritto di questo riordinamento normativo: nello stesso anno esso verrà dato alle stampe e reso di pubblico dominio con il titolo "Leggi delle compere di S. Giorgio dell'eccellentissima Republica di Genova riformate l'anno MDLXVIII" (In Genova, appresso Antonio Bellone, MDLXVIII, pp. 165)
Registro in pergamena, con copertina in pelle rinforzata e con borchie metalliche.
Archivio di Stato di Genova, Membranacei, n. XXXVI (ora anche n. 412,00036), c. 1.



Documento n. 6

“Leggi delle compere di San Giorgio” (In Genova, per Giuseppe Pavoni con licenza de’ superiori, MDCXXXIV) .
(Genova, 1634)

La vita continua. I problemi quotidiani della Casa di San Giorgio non si incanalano sempre lungo i binari conosciuti e ormai regolamentati. Circostanze nuove ed impreviste possono richiedere interventi ad hoc che si accumulano nel tempo rendendo necessario il loro inserimento organico nel corpo principale del 1567. Da questa esigenza nasce il volume di leggi del 1634, bisognoso di restauro, ma con un bellissimo frontespizio di San Giorgio in lotta con il drago.
Libro a stampa.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, Manoscritti, n. 180 (ora anche n. 3,00180), frontespizio.



Documento n. 7

“Leggi delle compere di San Giorgio già stampate l’anno MDCXCVIII ed ora nuovamente compilate” (In Genova, MDCCXX, nella stampoeria di Antonio Scionico, con licenza de’ superiori e privilegio) .
(Genova, 1720)

Il volume nasce dalle medesime esigenze che hanno condotto a ristampare il corpo aggiornato delle leggi una prima volta nel 1634 ed una seconda nel 1698. Questa terza edizione è munita di una prezioso indice per materia che ne facilita la consultazione. Le pagine qui aperte mettono in evidenza due aspetti della vita quotidiana nella Casa di San Giorgio: i giorni di festa nei quali, oltre alla domenica, gli uffici del palazzo e della dogana restano chiusi; l’orario di lavoro (indicato partendo dal vespro del giorno avanti) da applicarsi nei vari mesi dell’anno al personale del palazzo delle compere e (nella successiva p. 356) al personale della Dogana, del Portofranco e dei tutte le gabelle, per un totale quotidiano variante da 6 a 8 ore di lavoro
Libro a stampa.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, Manoscritti, n. 86 (ora anche n. 3,00086), p. 355.



Documento n. 8

Organigramma degli uffici di San Giorgio alla vigilia della retrocessione dei possedimenti territoriali.
(Genova, circa 1550)

Il diagramma è stato costruito in base all’articolazione in uffici delineata dalle leggi del 1568 ed integrata con quelli preposti all’amministrazione dei possedimenti territoriali (retroceduti alla repubblica nel 1562). Il suo scopo è di dare un’idea della complessità dell’ordinamento e dei rapporti tra i vari uffici maggiori (Protettori, Ufficio del 1444, Procuratori, Sindacatori e Ufficio del Sale) e tra questi ed i minori. Il ricambio nelle cariche avviene in base a due criteri complementari: 1) il sorteggio, eseguito da un comitato elettorale formato dai componenti l’ufficio interessato ed altri uffici collaterali; 2) il ricambio parziale, mai integrale, di tutti i componenti dell’ufficio, in modo che i nuovi eletti possano essere introdotti nelle cose dell’ufficio dai colleghi già in carica evitando ogni rottura di gestione.



Documento n. 9

“Libro delle fideiussioni presentate a favore del personale di concetto di nuova assunzione.
(Genova, 1485 – 1491)

Prima di essere assunti, i c.d. "ministri" di San Giorgio (appellativo usato per i dipendenti a qualunque livello dell’amministrazione centrale e delle singole gabelle, dal sindaco delle compere ai serventi del palazzo, dagli scrivani delle gabelle ai pesatori delle merci, dai custodi ai patroni del guardiacoste) sono sottoposti a controlli circa i servizi precedenti e debbono ottenere l'approvazione (exequatur) dei Protettori e degli altri funzionari maggiori, non essere iscritti nel libro "nero" dei condannati o multati dalle Compere (insomma avere la fede penale pulita) e fornire cauzione adeguata alla carica cui ambiscono, in modo che San Giorgio possa rivalersi sui neo assunti ed i loro fideiussori per ogni errore od ammanco. A questo punto si consegnano loro le istruzioni a cui debbono attenersi e si emette l'admittatur con cui entrano ufficialmente in carica. Il registro contiene i verbali di ammissione dei neo ministri dal 1485 al 1491 e fa parte di una serie che va dal 1471 al 1736; le pagine sono aperte sulle cauzioni fornite da Luchesius Iustinianus, eletto console del 1492.
Registro in carta con copertina in pergamena.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, pand 18 E (ora anche n. 185,.....) e n. FD 1485-91 (ora anche n. 185,...), cc. 37v e 38r.



Documento n. 10

Prospetto di correlazione tra la numerazione araba e quella in uso nella Casa di San Giorgio
(Genova, 1662)

Per diversi secoli, dal medioevo alla prima età moderna, l’impiego tradizionale delle lettere latine per la numerazione deve contrastare quello dei numeri arabi, fatti conoscere in Europa dal mercante pisano Fibonacci fin dal sec. XIII. Il problema deriva da due circostanze opposte: 1) le operazioni con i numeri romani richiedono l’uso del pallottoliere, mentre quelle con i numeri arabi sono di più immediato calcolo; 2) la forma di questi ultimi non è ancora fissata in modo definitivo, per cui ancora nel sec. XV, in molti paesi, i registri tenuti in cifre arabe non hanno valore legale. I vantaggi consentiti dai nuovi numeri sono però tali da imporsi nel commercio e penetrare anche nella Casa di San Giorgio, dove ci si preoccupa di precisare l’esatta corrispondenza tra le due serie numeriche. Il prospetto qui presentato è un documento seicentesco, predisposto a questo scopo.
Foglio sciolto di cm. 41,5 x 28.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, pand 17, n. 7084 (ora anche n. 17,07084), inserto n. 1



Documenti nn. 11 - 15

Mastro delle entrate ed uscite dell’Ufficio dei Protettori.
(Genova, 1606)

I registri più importanti dell’archivio sono quelli redatti dall’Ufficio dei Protettori, nei quali si condensano i risultati di tutte le altre amministrazione della Casa. Costituiscono una serie di alcune centinaia di mastri, corredati di pandette e giornali, e relativi ad altrettanti esercizi annuali. Ad illustrare alcune scritture significative si presentano qui il conto economico riepilogativo (Assegnationes comperarum, cc. 15, 34 e 51), il conto finanziario dei proventi accreditati e distribuiti (Page et proventus, c. 63) e quello aperto al cassiere Petrus Iohannes de Ferrariis (c. 25), con il movimento della moneta metallica che giorno dopo giorno ha estratto dalla sacrestia per bisogno di liquidi (partite segnate in dare) o che vi ha immesso perché sovrabbondanti (partite in avere).
Registro con copertina in pelle.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, pand. 18E, n. IE 170 (ora anche n. 185, ), cc. 15, 25, 34, 51, 63.



Documento n. 16

Libro di scritture diverse dell’Ufficio dei Protettori.
(Genova, 1479)

Quando si concede un prestito al comune, l’erogazione del denaro può assumere forme diverse. Se la Casa di San Giorgio non ha banchi aperti, può effettuare il bonifico con una scripta (un accredito) presso i banchieri privati, ai quali deve ovviamente fornire adeguate garanzie. È il caso di questo mutuo, per il quale il primo aprile 1479 i Protettori spiccano su alcuni banchieri privati (Acelinus Salvaigus, Iohannes Baptista de Grimaldis, Philippus de Vivaldis, ecc.) altrettanti bonifici in moneta corrente a favore del Comune, per i quali impegnano loro proporzionate somme in paghe.
Registro con copertina in pergamena.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, pand. 18, n. 607.2261 (ora anche n. 18,607002261), cc. 103.



Documento n. 17

Libro di scritture diverse dell’Ufficio dei Protettori .
(Genova, 1465)

I prestiti allo Stato implicavano somme di denaro non indifferenti e, a causa delle sue croniche esigenze e dei rischi impliciti, sono concessi dai Protettori su esplicita autorizzazione del Gran Consiglio delle Compere, com’è il caso del prestito chiesto dal duca di Milano nel 1465. Qui si presenta l’inizio del verbale della riunione del 26 settembre 1465 in cui il Gran Consiglio prende in esame la richiesta di un mutuo di 25.000–30.000 ducati avanzata da governatore Antonius Guidobonus per conto del duca.
Registro con copertina in pergamena.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, pand. 18, n. 607.2250 (ora anche n. 18,607002250), cc. 93.



Documento n. 18

Libro delle deliberazioni del Gran Consiglio delle Compere .
(Genova, 1596-1610)

Per le leggi del 1568, la competenza in materia di concessioni di mutui è attribuita in via esclusiva al Gran Consiglio delle Compere. Dai verbali delle sue riunioni si può quindi ricavare l’elenco dei provvedimenti in materia, tra i quali spiccano, durante l’età moderna, cospicui finanziamenti agli enti locali, assistenziali e religiosi. Nel presente registro, che si riferisce agli anni 1596-1610, vi è ad esempio la deliberazione del prestito ai Padri del Comune per lavori da farsi a beneficio del porto.
Registro con copertina in pergamena.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, Manoscritti, n. 113 (ora anche n. 3,00113), c. 169.



Documento n. 19

Partitario dei conti con la Repubblica di Genova
(Genova, 1606)

Accrescendosi in continuazione la complessità dei rapporti finanziari con la Repubblica, nel tardo Cinquecento la Casa di San Giorgio apre un’apposita serie di registri contabili, denominati Computorum cum Reipublica, dei quali si presenta qui un esemplare con lo svolgimento del conto aperto al prestito di L. 250.000 di paghe concessole per contratto del 14 febbraio 1606.
Registro con copertina in pergamena.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, pand. 18, n. 590.1198 (ora anche n. 18,590001198), cc. 3, 30.



Documento n. 20

Matricola alfabetica dei luogatari della Compera magna Salis.
(Genova, 1334)

L’amministrazione di ogni compera, ossia prestito pubblico, è basata su una serie di scritture tipologicamente diverse, a seconda delle loro funzioni. Il registro fondamentale è costituito dalla matricola dei creditori che hanno sottoscritto il prestito ed ai quali spetta l’interesse concordato. In esso, i vari “luogatari”, come sono chiamati, sono disposti in ordine alfabetico per iniziale del nome di battesimo (talvolta anche per compagna) e per ciascuno si indica l’importo del credito in capitale e gli eventuali vincoli a cui sono sottoposti il capitale od i suoi interessi. Qui è presentata la pag. 42 della più antica matricola conservata nell’archivio, quella della Compera Salis nata nel 1274 dal primo consolidamento del debito comunale. Si segnala il caso di Aldina, vedova di Bonvassallo di Borzoli, che ha due luoghi il cui provento spetta a padre Giacomo in San Lorenzo sua vita natural durante.
Registro in carta con copertina in pergamena.
Archivio di Stato di Genova, Compere e mutui, n. 1 (ora anche n. 13,00001), c. 42.



Documento n. 21

Matricola alfabetica dei luogatari della Compera magna Salis.
(Genova, 1334)

A pag. 73 della medesima matricola si possono notare due casi di un certo interesse. Il primo è quello di Guiberto Marocello, il cui capitale nominale di L. 1268 (= luoghi 12,68) è uno dei più elevati dell’intera compera. Il secondo caso è quello di Gregorio Cicala che, oltre al capitale già posseduto, il 26 aprile 1334 ne compera un altro e il giorno seguente vende il tutto ad Antonio de Podio, per cui viene cassato come luogatario; non sappiamo a quali prezzi il Cicala abbia acquistato e venduto, ma non è inverosimile che alla base vi sia qualche speculazione finanziaria.
Registro in carta con copertina in pergamena.
Archivio di Stato di Genova, Compere e mutui, n. 1 (ora anche n. 13,00001), c. 73.



Documento n. 22

Matricola alfabetica dei luogatari della Compera magna Salis.
(Genova, 1334)

A p. 86 vi è un terzo ed ultimo esempio del ruolo che i luoghi svolgevano nel mercato finanziario: non solo oggetto di speculazione (come potrebbe essere il caso precedente di Gregorio Cicala), ma anche bene da cassetta. Qui abbiamo Speciosa, moglie di Bartolomeo Panzano: tra il 18 aprile e l’8 luglio, in un arco di tempo molto limitato, si registrano a suo nome cinque acquisti per un totale di L. 1035; si tratti della sua dote o dell’antefatto promessole dal marito, è chiaramente un investimento permanente ed infatti il capitale a lei intestato resta invariato per diversi anni.
Registro in carta con copertina in pergamena.
Archivio di Stato di Genova, Compere e mutui, n. 1 (ora anche n. 13,00001), c. ???.



Documento n. 23

Ingiunzione di iscrizione nelle matricole delle compere di una partita di 659 luoghi a favore di Edoardus Vidipollo, abitante a Londra ed erede di Bartolomeus Vidipollo, mercante inglese deceduto a Genova dove risiedeva.
(Genova, 1 settembre 1574)

I luoghi delle compere erano largamente ricercati anche dai mercanti stranieri che operavano a Genova, perché costituivano un investimento sicuro, potevano essere usati per cauzioni od altro ed erano facilmente vendibili se occorreva denaro liquido. Lo dimostrano alcuni atti conservati nel presente fascicolo che sfociano nel 1574, al termine di una controversia decisa dal pretore di Genova, con l’attribuzione dei luoghi del defunto Bartolomeus Vidipollo (evidentemente Withpoll), mercante inglese stabilito a Genova, a favore di Edoardo, suo erede londinese.
Fascicolo di cm. 30 x 10.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, pand 17, n. 3841 (ora anche n. 17,03841).



Documento n. 24

Dichiarazione di esistenza in vita di Edmundus Withipollo, titolare di luoghi delle Compere.
(Londra, 18 giugno 1589)

I luoghi lasciati da Bartolomeus Vidipollo [ v. il documento precedente] continuano ad essere conservati gelosamente dall’erede, che si preoccupa di inviare periodicamente a Genova le attestazioni notarili della sua esistenza in vita per riscuotere i relativi proventi. La pergamena, stesa in latino com’era l’uso per informazioni tra paesi diversi, è munita delle dichiarazioni di autenticità rilasciate da notai e testi inglesi.
Pergamena di cm. 31 x 33.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, pand 17, n. 3870 (ora anche n. 17,03870).



Documenti nn. 25 – 28

Registro delle code di redenzione dei luoghi in atto nel periodo 1640 – 1686.
(Genova, 1640 – 1686)

I luoghi delle compere sono talvolta sottoposti a moltiplico, ossia alla capitalizzazione composta, fino a raggiungere determinati importi da impiegarsi secondo la volontà dei titolari. Gli importi finali possono essere destinati ai discendenti (mantenimento agli studi dei primogeniti, doti alle femmine, ecc.), a scopi di utilità sociale (apertura di ospedali, costruzione di opere pubbliche, ecc.) od a beneficio delle finanze pubbliche (principalmente rimborso del debito pubblico ed estinzione delle relative gabelle). I patrimoni vincolati per ammortizzare il debito pubblico si chiamano “caude” e sono amministrati da San Giorgio fino a pervenire al livello prestabilito. Il registro qui presentato ha per oggetto la gestione nel periodo 1640-86 di queste “code di redenzione”, di cui si riporta una parte dei saldi iniziali (cc. 3 e 31) e di quelli finali (cc. 39 e 40). Sulla sua copertina in pelle è adagiata la bella pandetta, rivestita di un codice musicale pergamenaceo, che facilita il reperimento dei diversi conti.
Registro con copertina in pelle.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, pand 17, n. 9086 (ora anche n. 17,09086), cc. 3, 31, 39 e 40.



Documenti nn. 29 – 31

Mastro delle entrate ed uscite del banco delle compere di San Giorgio.
(Genova, 1409)

Subito dopo la sua istituzione e per consentirle di superare più facilmente le ristrettezze del mercato monetario, la Casa delle Compere di San Giorgio è autorizzata a gestire un banco pubblico, che apre gli sportelli nel marzo 1408. La natura pubblica del banco consiste nel fatto che i Protettori di San Giorgio si sono impegnati ad osservare le disposizioni governative in materia di corso delle monete, orario di lavoro e servizio a favore di qualunque operatore della piazza genovese. Il registro fondamentale è un mastro con i conti dei clienti, ove si segnano in dare i prelievi (documento n. 30, partita di L. 3700 a c. 127) e in avere i depositi (documento n. 29, partita di L. 3824.18 a c. 3), e con il conto della cassa ove si annotano rispettivamente le entrate e le uscite (documento n. 31,. a c. 179, all’inizio del conto, la contropartita delle due operazioni precedenti).
Registro in carta con copertina in pelle.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, pand. 17, n. 7204 (ora anche n. 17,07204), cc. 3,127 e 179.



Documenti nn. 32 – 34

Libro del cassiere del banco di San Giorgio.
(Genova, 1420)

Il cassiere del banco tiene una propria contabilità del denaro ricevuto o pagato; il libro in cui è annotata serviva a controllare le analoghe partite che il notaio addetto alla tenuta del mastro registra a suo carico nel conto aperto alla Cassa [v. la scheda precedente]. Quello del cassiere è un semplice giornale, ove la pagina sinistra è riservata al fondo cassa iniziale ed alle successive entrate di denaro e quella di destra alle uscite; esaurito lo spazio su ciascuna coppia di pagine, si calcola il saldo del conto alla data dell’ultima partita e lo si riporta nelle due pagine successive come fondo cassa iniziale. Del giornale del 1420 si riportano qui il fondo cassa iniziale (documento n. 32, c. 3), una carta successiva con il riporto dalla precedente e il saldo alla seguente (documento n. 33, c. 35) e il fondo cassa finale trasportato nel libro del 1421 (documento n. 34, c. 42).
Registro con copertina in pergamena.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, pand 17, n. 7175 (ora anche n. 17,07175), cc. 3, 35 e 42.



Documenti nn. 35 – 36

Mastro del banco di San Giorgio relativo al 1419
(Genova, 1419)

I banchi aperti presso la Casa di San Giorgio nel periodo 1408-1445 praticano anche il credito a beneficio dello Stato e di privati. Per questa ragione i mastri sono usualmente ripartiti in una sezione “di numerato” per le operazioni a contanti ed in una “a termine” per quelle a credito. Tra i due beneficiari, la parte preponderante spetta allo Stato; i prestiti ai privati sono a scadenze ravvicinate (pochi mesi) e ne fruiscono soprattutto i banchieri che usano chiedere mutui alla Casa e poi cederli ad altri prima della maturazione. Un caso emblematico è quello di Ruffinus de Goaschus, a cui la Casa apre nel febbraio 1419 un credito iniziale di L. 5000, rinnovato più volte e cresciuto a L. 5912 il 9 aprile 1420, quando è rimborsato; il suo conto di numerato inizia a c. 437 del mastro qui presentato (documento n. 35) mentre il conto a termine è a c. 728 (documento n. 36).
Registro con copertina in pelle.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, pand. 17, n. 7218 (ora anche n. 17,07218), cc. 437, 728.



Documento n. 37

Giornale delle entrate ed uscite del banco primo di numerato di San Giorgio.
(Genova, 1547)

Chiusi nel 1445 i banchi che aveva aperto nel 1408, la Casa di San Giorgio deve ricorrere – quando le occorre – a banchieri privati di sua fiducia, ma nel 1530 ottiene dal nuovo governo costituzionale l’autorizzazione a gestire ancora un’attività bancaria. Sorge così il banco (primo) di numerato, a cui nel 1539 se ne affianca un secondo del tutto analogo. I due banchi di numerato (che precedono di mezzo secolo l’apertura di analoghi istituti in altre parti d’Italia) fungono da organi di tesoreria della Casa delle Compere e sono largamente usati anche da privati per depositare denaro, sistemare tramite giro i reciproci affari finanziari, mercantili, ecc. Il giornale qui esposto si riferisce al 1547 ed in esso compare (carta destra, in basso) la partita di L. 62 soldi 14 e denaro 1 relativa al mandato di pagamento spiccato sul conto congiunto dell’Arcivescovo e dell’Officium monete, esposto nel lato sinistro del documento n. 38.
Registro in carta con copertina in pelle.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, pand. 17, n. 11882 (ora anche n. 17,11882), in data 8 giugno 1547.



Documento n. 38

Mandati di pagamento sul banco di numerato.
(Genova, 1547)

Per disporre del denaro depositato o delle somme bonificategli da terzi, il cliente dei banchi di San Giorgio emette un mandato sui notai addetti ai banchi, con le indicazioni di quanto desidera fare (somma e beneficiari). Il mandato è consegnato dallo stesso cliente o da un suo agente ai notai, che eseguono quanto prescritto e trattengono il mandato presso di sé a dimostrazione della legittimità di quanto fatto. Questi mandati sono in sostanza degli assegni bancari in embrione e qui se ne mostrano tre esemplari, tra cui quello centrale di L. 62, soldi 14 ed denaro 1, spiccato sul conto congiunto aperto all’Arcivscovo ed all’Officium monete a favore di Nicolaus Delfinus di Corniglia [v. il documento n. 37].
Fogli sciolti di varia misura.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, pand 17, n. 13974 (ora anche n. 17,13974).



Documento n. 39

Quietanze dei cassieri di vari banchi.
(Genova, 1625, 1630, 1675, 1710)

Ai mandati spiccati dai clienti sui cassieri seguono, in ordine di tempo, le quietanze nominative compilate dagli stessi cassieri ed attestanti il ricevimento di una somma versata in deposito dal cliente. Tali quietanze sono chiamate biglietti di banco ed equivalgono in sostanza alle banconote odierne, con la differenza che sono intestate nominativamente al depositante e sono trasferibili con girata. Di esse si espongono qui tre esemplari, di cui i più antichi sono quelli rilasciati nel 1625 dal cassiere del banco in oro e nel 1630 da quello del banco in argento. Di particolare interesse è il terzo biglietto, rilasciato il 6 giugno 1675 dal cassiere del nuovo banco in moneta corrente; redatto su modulo a stampa, contiene l’espressa condizione che di quella somma il titolare “potrà disponere ad ogni suo piacere con restituzione della presente”; è in sostanza una banconota che precede di un decennio quelle emesse dalla Banca d’Inghilterra. Il quarto biglietto è di natura alquanto diversa dai precedenti, trattandosi di una promessa di pagamento emessa dal tesoriere per conto di un terzo.
Fogli sciolti di varia misura.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, pand. 17, n.13229 (ora anche n. 17,13229), e pand. 18, n. 7 (ora anche n. 18,007000000).



Documento n. 40

Giornale del banco primo conto a parte.
(Genova, 1749)

I banchi in funzione presso la Casa di San Giorgio evolvono nel tempo per rispondere ad esigenze nuove o sotto l’imperio di contingenze esterne. Il banco primo conto a parte deriva dalle sfortunate circostanze del 1746, quando la Casa dovette pagare l’indennità di guerra all’Austria. Anch’esso, tuttavia, funziona sulla medesima base dei precedenti, con qualche dettaglio mancante nei primissimi banchi, quale la firma di quietanza posta in calce alla partita a giornale dal cliente a cui il cassiere consegna del denaro. Qui si mette in evidenza la registrazione in data 20 giugno 1749 dell’ordine di pagamento di L. 557 e soldo 1, di cui al documento n. 41, e l’apposizione in calce della firma del beneficiario, Francesco Maria Spinola.
Registro con copertina in pelle.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, pand. 17, n.10600 (ora anche n. 17,10600), in data 20 giugno 1749.



Documento n. 41

Mandato di pagamento sul banco primo conto a parte.
(Genova, 1749)

Mandato di pagamento di L. 557 e soldo 1, spiccato il 18 giugno 1749 sul cassiere del banco primo conto a parte a favore di Francesco Maria Spinola dai Deputati delle Povere Chiese Rurali. Trova perfetta rispondenza nella registrazione a giornale di cui al documento n. 40.
Foglio sciolto.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, pand. 17, n. 13358 (ora anche n. 17,13358), atto n. 30.



Documento n. 42

Libro di regolamenti delle gabelle
(Genova, 1458 – 1627)

La molteplicità delle imposte gestite da San Giorgio può generare confusione negli agenti fiscali, che sovente sono incaricati di riscuotere imposte diverse per natura, per aliquota, per base di riferimento. Si aggiunga che i regolamenti delle gabelle sono spesso modificati per ostacolare le evasioni, le frodi e le malversazioni. Da qui l’opportunità di raccogliere in un solo volume i regolamenti in uso delle varie gabelle, così da facilitare la loro consultazione e promuovere nel contempo un miglior coordinamento delle operazioni di riscossione. Il presente volume contiene le norme che disciplinano l'esazione di 45 gabelle e le successive modifiche fino al 1627; l'indice iniziale delle imposte considerate nel volume fornisce immediatamente una prima idea del loro numero e varietà.
Registro con copertina in pelle con borchie metalliche.
Archivio di Stato di Genova, Membranacei, n. XIII (ora anche n. 412,00013).



Documento n. 43

Portofranco generalissimo per le merci rinnovato e stabilito in Genova dalla serenissima Repubblica nell’anno 1763 (In Genova, dalle stampe di Paolo e Adamo Scionico).
(Genova, 1763)

Testo della legge del 1763 con la quale si rinnova per un decennio il privilegio del Portofranco, appena scaduto, e si emana il suo regolamento di attuazione. L’importanza di questo tipo di fonti consiste, tra l’altro, nella descrizione accurata delle procedure amministrative e doganali, nell’indicazione dei varchi per cui debbono transitare le merci, nell’elenco minuziosissimo di tutto ciò che a quel tempo si produce e può giungere a Genova.
Libro a stampa con copertina in pergamena.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, Manoscritti, n. 97 (ora anche n. 3,00097).



Documenti nn. 44 – 47

Mastro delle entrate ed uscite dell'Ufficio del 1444 relativo all'amministrazione dei residui
(Genova, 1470 – 1473)

Come in tutte le amministrazioni del tempo, anche la Casa di San Giorgio è oppressa dal volume dei residui, specie di quelli attivi. La loro gestione è affidata ad un apposito ufficio, detto “del 1444”, che persegue i debitori fino alla riscossione del dovuto od all’esecuzione forzata dei loro beni. Talvolta il loro numero è tanto elevato che si preferisce seguire un’altra strada, ossia la vendita a terzi dei diritti sui debitori per una somma molto inferiore all’importo dei crediti, ma che permette di chiudere la questione. Del mastro dell’Ufficio si riproducono qui tre carte del conto di apertura (cc. 3, 5 e 337), che danno un’idea della quantità dei residui gestiti, e il conto della vendita dei crediti verso i contribuenti dell’imposta sui carati (c. 471), operazione che avviene materialmente con la cessione ai terzi subentranti dei libri contabili della gabella e quindi dei crediti ivi registrati.
Registro con copertina in pelle.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, pand. 17, n. 8899 (ora anche n. 17,08899), cc. 3, 5, 337 e 471.



Documenti nn. 48 – 50

Bollettari doganali a madre e figlia per il transito delle merci da o per l’estero .
(Genova, secc. XVII – XVIII)

Per reprimere il contrabbando, la Casa di San Giorgio elabora un sistema minuzioso (ma non sempre efficace) di norme e controlli di varia natura. L'obbligo principale è quello di far transitare le merci destinate all’importazione od all’esportazione attraverso appositi varchi doganali, situati per lo più alla radice dei moli portuali, alle porte della città, sui passi appenninici, ecc. , dove sottostanno al pagamento dei dazi. Le merci che hanno soddisfatto l’obbligo debbono essere accompagnate da un documento (“spaccio”), che è in realtà un lasciapassare emesso dalla dogana di partenza e staccato da un bollettario a madre e figlia; la prima rimane presso la dogana, la seconda accompagna le merci e deve essere presentata ad ogni richiesta della finanza. I tre esemplari qui illustrano riguardano rispettivamente la “gombetta grano” nelle circoscrizioni di Polcevera, Sestri e Voltri (documento n. 48), la gabella dei carati (documento n. 49) e quella del grano nel periodo della Repubblica ligure (documento n. 50).
Fogli sciolti.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, pand. 18, n. 5 (ora anche n. 18,00500000).



Documenti nn. 51 – 53

Lavori edilizi eseguiti nel palazzo delle Compere
(Genova, 1570 – 1577)

Il palazzo in cui hanno sede gli uffici delle Compere è quello anticamente chiamato del mare e poi della Dogana, che il Comune cede in proprietà alla Casa nel 1451. L'edificio è più volte sottoposto a riparazioni straordinarie, ristrutturazione dei locali ed ampliamenti. Una serie di lavori ha luogo negli anni 1570-77 e di essi ci sono pervenute numerose scritture, tra cui quelle qui esposte: una pianta del palazzo con l'evidenza dei vari locali (documento n. 51), la sezione verticale di una parte dell'immobile (documento n. 52) e una lista paga delle maestranze occupate (documento n. 53).
Fogli sciolti e disegni in scala.
Archivio di Stato di Genova, Antica finanza, n. 1176 (ora anche n. 38,01176).



Documento n. 54

Matricola dei titolari degli immobili soggetti alla gabella embulorum e raffigurazione dei beni.
(Genova, 1534)

La Casa delle Compere, oltre al palazzo, possedeva vari immobili sparsi in città ed altrove. Tra essi vi è un gruppo a se stante di macelli, botteghe ed altri locali posti sul molo vecchio, che in passato il Comune ha dato in enfiteusi ed ha poi ceduto in cambio di un prestito all’Ufficio di San Giorgio, che diventa così proprietario di questi immobili e dei rispettivi canoni, di cui consentirà più volte l'affrancazione. E per avere un'idea chiara della situazione la Casa commissiona una serie di rappresentazioni grafiche, tra cui quella generale qui esibita, che il cartografo Visconte di Maggiolo, in estinzione di un debito verso di essa, ha concepito e costruito nel 1534 in modo tale da mostrare a colpo d’occhio tutti gli immobili ed i rispettivi enfiteuti.
Registro con copertina in pelle.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, pand 18 E, n. E 87, (ora anche n. 185, ), c. 146.



Documento n. 55

Raffigurazione dei depositi da olio.
(Genova, s.d.)

Un altro tipo di proprietà immobiliare è rappresentato dai depositi da olio, di cui agli inizi del sec. XVII la Casa finanzia la costruzione, conservandone la proprietà pro indiviso e per somme eguali con il Magistrato dei Provvisori dell'olio. Il registro qui presentato, privo di data ma inserito tra i manoscritti di San Giorgio, riguarda forse questa operazione. I depositi sono nove e contrassegnati con nomi di santi; ciascuno di essi è raffigurato in prospettiva e mostra la posizione dei trogli in cui l'olio è conservato.
Registro.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, Manoscritti, n. 130 (ora anche n. 3,00130), p. 31'.



Documento n. 56

Il mastro delle entrate ed uscite della masseria di Caffa.
(Genova, 1456)

Tra i possedimenti territoriali, quelli nel Levante furono tra i più rovinosi per la Casa di San Giorgio. Pervenuti in sue mani nel novembre 1453, dopo la caduta di Costantinopoli, ebbero vita sempre più grama. I mastri della colonia di Caffa dimostrano insieme la bontà della sua amministrazione ed i pericoli a cui era esposta. In quello del 1456, ad esempio, basta esaminare il conto delle spese per comprendere quanto fosse difficile la convivenza con i potentati vicini. Nel settembre 1456 arriva a Caffa il sultano tartaro e durante la sua permanenza i reggenti della colonia debbono verosimilmente ospitarlo, lusingarlo e fargli ricchi doni: gli esborsi sono qui registrati puntualmente, a cominciare dalla cena con pane, castrato, vino, ecc..
Registro con copertina in pergamena, recentemente restaurato.
Archivio di Stato di Genova, Archivio di San Giorgio, pand. 18, n. 590.1238 (ora anche n. 18,590001238), c. 41.


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